Eterno frammento

Gianni Cipriano

Premio di Poesia Scrivere 2009
Le lunghe notti del poeta

Anima soccorrimi, mia intercapedine di luce,
Ora che la notte con le sue punte roventi
Incide sillabe stridenti
Sugli ultimi vetri del giorno
In lama di purpureo silenzio
Lenta ti sei aperta
Tra gli angusti scricchiolii
Di questo scheletro compresso dal tempo
Che in bave chiare di calcio
Si consuma sulle argille della terra
Infranti i diurni cristalli
La notte verrà a bucarmi le orecchie
Con un ago d'oro e di miele
E il cielo ancora imbandirà
L'uguale malìa del groviglio di sguardi lunari
Che dai fiammeggianti ritagli
Delle nuvole frullate dall'ali notturne
Mi scalderà la pelle

La mutevole dolcezza dei riflessi
Dell'acqua serale tramerà
Sulle fronti suadenti leggende
E martoriato dalle lusinghe dell'aria
Germoglierà l'argento di una nota solitudine
Che sugli occhi mi grava
Come insonnia di bianche falene
Rinnoverò allora in fulgido anello
La caccia ai colori dispersi tra le rame del giorno franato
Ai gesti depredati da venti penduli
Sui freddi velluti di pensieri inespressi
Ai ciechi ragni di quest'ora malferma
Che in nero delirio di zampe
Si urtano frenetici
Nei polverosi angoli della notte filamentosa
E maligni il cuore mi solleticano
Con fragili trasparenze
Mollemente oscillanti al respiro della luna
Con il cristallino sciupato dalle corrotte stagioni
Già vado compulsando
Le ombre che si compongono astruse
Su per i muri dileguanti in azzurro umidore
Dove la mia voce languisce
Ora che il tempo marcisce
Sui dorsi di foglie private del verde
Sulle guance di pietre smerigliate dal tedio stellare
E tutt'intorno è un assedio di sonori sortilegi
Che febbri appiccano affollate di sogni d'amore
Nei corpi reclusi sulle soglie dell'oblio
Ma con malizia staccatasi dagli intonaci freddi
Di un cielo incrostato di stelle crescenti
Come odorosa carezza mi colmerà la caligine
Di un'identica stanchezza
Poi che nel cervello riassorbita sarà la
Residua scia del mio giorno di schiuma
Crollate le membra, sfogliate le tempie
Risalirò piano alla posizione fetale
Scavandomi sempre più addentro nel grembo notturno
E nell'attesa che da lontano forte mi colpisca
Il rosa di un'aurora ancora
Anch'io mi studierò stranito, da me stesso diviso
Nel sogno che adagio mi bolle
Come un caldo fermento:
Dall'arco del concluso orizzonte
E' l'algida volontà
D'esser scoccato in eterno frammento.

Gianni Cipriano

Le sue poesie

Premio di Poesia Scrivere 2009




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